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Vita quotidiana di un'aspirante bibliotecaria!
E la storia continua...
post pubblicato in Diario, il 6 gennaio 2013


Dopo una serie di problemi, annuncio il trasferimento di questo blog!
Per continuare a seguirmi, visitare adesso questo link:

http://italiandesperatelibrarian.blogspot.it/

Continuerò a seguire chi in questi anni mi ha scritto!
Con affetto
Desperate Librarian



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Cronache di una festa morta
post pubblicato in Diario, il 27 dicembre 2012


Delusione.
Non mi aspettavo un grazie, ma almeno un po’ di rispetto.  
Sei mio ospite per due giorni, ti rispetto, ma chiedo lo stesso atteggiamento nei miei confronti, altrimenti tiro fuori le regole del minimo comportamento civile. Al primo cortese avviso vengo totalmente ignorata. Lei ride. Bene, allora ribadisco chiaramente che a casa mia comando io, e tu non esci in pigiama a fumare sul balcone.
Ti parlo, cerco di tirare fuori degli argomenti di conversazione importanti, perché al telefono non dici mai nulla e sono stufa di fare la parte del poliziotto cattivo dell’interrogatorio all’ americana. Non ottengo nulla: vengo ignorata, ancora una volta. Risposte vaghe e inutili, con i tuoi occhi fissi sul cellulare. “Lo farò… e non lo so… vediamo…”
Devo chiederti per l’ennesima volta di mettere giù il telefono, dandoti anche una motivazione più che valida: mi vedi poco e quando sei qui non mi guardi neanche in faccia! Non dovrei nemmeno trovarmi nella condizione di dire una frase del genere, ma mio malgrado mi ci trovo costretta.
Mi hai chiesto aiuto, te l’ho dato e poi non ti sei mosso. Credi ancora che il lavoro piova dal cielo. Te ne freghi altamente delle mie parole, dei miei consigli. Te ne freghi delle conseguenze. Te ne freghi di me. 
“Lei è tua figlia e piange tutti i giorni per te, perché non sa più cosa fare per aiutarti!”
Nemmeno le parole del mio compagno ti hanno smosso. Non una piega. Dopo il suo lungo monologo hai detto una sola frase, ti sei offeso e te ne sei andato. Me lo aspettavo. Non hai mai affrontato un discorso serio senza sbottare e andartene. 
Io non ti fermo, vai. 
Ti dici anche dispiaciuto per me, ma te ne vai lo stesso. E lei dice che non può farci niente perché l’hai deciso tu, ha obbedito al tuo ordine come un cagnolino: ha fatto la valigia. Me lo aspettavo anche da lei. Ma speravo intervenisse tirando fuori un minimo di sentimento. A lei sta bene tutto quello che vuoi tu. Non ti chiede le cose più ovvie. Ma come fa… 
Mi hai sempre detto: ”Un giorno mi ringrazierai  e dirai che avevo ragione, sempre.”
Invece non è così. Ti ringrazio perché ho imparato dai tuoi errori a capire che persona non voglio diventare. Anche se ti vorrò sempre bene, sono stufa del tuo atteggiamento.
Buon Natale a chi crede ancora nelle persone.
Desperate Librarian.  




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Cronache della Dea Bendata
post pubblicato in Diario, il 21 novembre 2012


"La fortuna è di chi la va a cercare."

"Se non cerchi la fortuna sarà lei a trovarti."

Scarto due cioccolatini e trovo queste frasi. Decisamente una l'opposto dell'altra! Ma a quale credere?

Se devo cercare la mia fortuna, in realtà ammetto che essa stessa non esiste: se io sono l'artefice del mio destino, tutto ciò che sono e che ho è grazie alle mie sole forze.

Se la fortuna bussa alla mia porta senza che io l'abbia cercata, allora devo credere che tutto prima o poi deve andare bene, anche se io non faccio nulla per migliorare la mia situazione.

Nel mio caso...propendo decisamente per la prima frase!
La fortuna, sempre se esiste, ha dimenticato il mio numero civico. E anche quello di molte altre persone. Meglio cercare con tutte le forze di cambiare ciò che non va. 

Desperate Librarian



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Cronache dei pensieri in tilt
post pubblicato in Diario, il 9 settembre 2012


...e un brivido percorse la terra
che ora, nuda e triste,
accoglie un sole smarrito.

Da un po' di giorni i versi di questa poesia di Cardarelli mi ronzano in testa.
A scuola ho studiato a memoria così tante poesie da avere ogni tanto un flash, un ricordo latente che riaffiora. Sto andando in tilt? 
Le prime foglie secche iniziano già a volteggiare nell'aria e mi ricordano che presto saremo nella mia stagione. 
Sono nata in autunno, nel periodo delle castagne e  della copertina di lana che ti coccola sul divano. 
Anche la micia ha ripreso a gradire le coccole sul divano, arrotolata sopra le mie gambe. Le stagioni migliori sono quelle che ti permettono di abbracciare le persone volentieri, senza sentirsi dire:"Ho caldo, ti prego!".

Passano gli autunni e mi rendo conto di quanto sono cambiata. Ho smesso di credere. Mi arrabbio anche con gli anziani. Non tollero più la mancanza di rispetto.
A volte sono un po' dura, ma è solo perché sono stanca.
Stanca di sentire le solite lamentele inconcludenti, le parolacce senza motivo, i silenzi di chi ha paura di rispondere. Stanca di vedere l'ignoranza, la strafottenza e lo sfruttamento.
Mi rendo conto di quanto la Beata Ignoranza possa nuocere. Chi vive ignorando la realtà circostante vive bene, ma fa del male agli altri. E poi vive bene fino ad un certo punto. Quando la signora Crudele Realtà bussa alla porta si comincia a soffrire.
Credo nella forza di volontà. Chi si piange addosso è perduto.
Desperate Librarian



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Cronache di una lettura discontinua
post pubblicato in Diario, il 21 agosto 2012


Oggi ho riletto  a ritroso i vecchi capitoli del blog. Come se ripercorrendo le pagine della mia vita, quelle pagine che io stessa ho vissuto e composto, potessi fare il punto della situazione.
Mi sono stupita e ho riso perché c'erano paragrafi che non ricordavo più. Sono passati solo 4 anni ma Scansy, l'ex collega scansafatiche che tanto ho odiato, è ormai solo un ricordo.
O meglio, quella Scansy lo è, ma ne ho incontrate tante altre lungo il mio cammino. Il mondo ne ha fin troppe, e anche fin troppi, di scansafatiche.
In questi ultimi quattro anni il lavoro è stato il mio solo problema. Tutto il resto va alla grande e mi ritrovo dunque a pensare che amore e lavoro non viaggeranno mai a braccetto: se il primo funziona, l'altro naufraga, prima o poi. Anche se ad ogni modo, finora, senza urlare troppo, me la sono cavata abbastanza e ho lavorato quasi sempre.
Ho anche fatto la bibliotecaria per un breve periodo, ma è stato un periodo talmente ridotto e discontinuo che è veramente nulla paragonato ai 7 anni e mezzo trascorsi nella mia prima amata e odiata biblioteca.
Amata perché la biblioteca in sé per me vale più di tutte le chiese e i luoghi sacri del mondo. Odiata perché occupata da personale incompetente che la rendeva (e tuttora è così) un luogo statico, polveroso, noioso.
Sono tornata spesso a trovare i miei amici, quei pochi che si salvano in quella gabbia di matti, fatta anche di utenti pazzoidi e fuori di testa. Nulla è cambiato, se non addirittura peggiorato.
Il mio ex capo è invecchiato tantissimo, non che prima sembrasse giovane, ma non dimostra comunque la sua età. E dai racconti dei miei amici, dà sempre ascolto alle scansafatiche a discapito di chi lavora. I volontari di servizio civile diventano gli schiavi di turno e devono subire i pettegolezzi maligni di Scansy 2, anzi, sono anche costretti ad  ascoltarla quando sparla di tizio e caio, pena l'isolamento. Sì, perché Scansy 2 se non le dai manforte durante i pettegolezzi allora ti considera una poco di buono e non ti rivolge la parola per qualche mese, se non addirittura per qualche anno. O almeno fino a che tu non esordisci con un pettegolezzo scottante per cercare la sua attenzione. Ridicolo. 

Quanto alle biblioteche della mia zona, per qualche mese ho lavorato per una cooperativa che si occupa solo di fornire personale alle biblioteche. Ho sostituito dei "colleghi" (che non ho mai conosciuto) che erano in malattia o in ferie. L'inserimento in questo campo è diventato decisamente difficile, a meno che vivi di rendita e ti stia bene essere disoccupato per mesi.
Mi sono ritrovata piacevolmente rigettata in un mare di libri, sguazzavo allegramente al punto che non m'importava sapere che sarebbe durato pochi giorni. Ho abbracciato quei momenti con immenso piacere. Ero sempre da sola in piccole, piccolissime biblioteche di paese.
Ho lavorato per qualche settimana in una biblioteca veramente singolare.
Tutti i libri erano sempre chiusi sotto chiave in mobili con ante scorrevoli in vetro. Al mio arrivo dovevo aprire tutti i lucchetti che sigillavano le ante e gli armadietti, esporre le novità letterarie all'ingresso e tirar fuori dai cassetti, anch'essi chiusi a chiave, tutto il necessario per effettuare un prestito libri, compresa la normale cancelleria e i segnalibri con gli orari della biblioteca. Tutto questo perché la biblioteca condivideva lo spazio con l'ufficio dei sindacati e con il centro ricreativo degli anziani. In cortile c'era la pista per il gioco delle bocce e nella sala dedicata ai bambini piccoli, con i libri sonori, morbidi, profumati della fascia 0-3 anni, c'era il bancone del bar, con tanto di boccali della birra in bella vista!
Ogni biblioteca in cui sono stata ha mostrato un mondo diverso, ma ogni volta mi sono sentita a casa mia.
Desperate Librarian. 




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What's going on?
post pubblicato in Diario, il 19 agosto 2012


Non credevo di essermi assentata da così tanto tempo. Più di un anno...
eppure mi ero ripromessa di scrivere ancora con una certa costanza, ma è difficile quando si ha un pc che ormai arranca e quando senti la ventola girare costantemente ti sembra di avere adottato un criceto meccanico.
Anche se attratta, forse per moda, forse perché "tutti lo fanno", uso facebook con maggiore frequenza, ma scrivere qui mi dà conforto, è lo spazietto tutto mio che condivido con i lettori dei blog e con chi voglio io. Non devo respingere i continui inviti a giocare, non devo accettare l'amicizia di gente che si offende se non lo faccio, non devo vedere il mio nome taggato su fotografie di cui ignoravo l'esistenza.
Qui io sono, io scrivo e chi vuole legge e commenta. Un pensiero, un diario, un'immagine, il piacere di scrivere ed il piacere di leggere, di scoprire e curiosare ma senza trovare la propria vita spiattellata qua e là a mia insaputa.
Ogni mezzo può essere usato a piacimento, ma alle volte ci vorrebbe maggiore controllo e responsabilità, anche da parte di chi vuole esserti "amico" e poi ti manda spam.
A volte mi chiedo se questo mio leggero senso d'insofferenza sia un principio di senilità. Superati i 30 anni si comincia a rimpiangere i tempi che furono?
Non lo so, ma quando mi ritrovo tra le mani i miei vecchi diari o quando rileggo questo blog, sorrido e ricordo con piacere quello che ho vissuto finora. E ritorno, presto o tardi. Ma torno sempre qui.
Desperate_librarian, always.


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La mia piccola
post pubblicato in Diario, il 20 aprile 2011


E' arrivata e neanche me l'aspettavo. L'abbiamo accolta con una grande gioia e da un anno è con noi.
E' la nostra piccola, la amiamo e la proteggiamo. Da un po' mi dice anche "ma-ma"!
E' un amore.
Anche se alle volte, di notte, mi sveglia.
Ma è così bello vederla con la pancia per aria quando entro a casa!
In fondo è proprio vero che un gatto sceglie la propria famiglia e se nella mia vita è entrato un gatto, un gatto ci sarà sempre!




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Cronache di una bibliotecaria e di Miss P.
post pubblicato in Diario, il 31 marzo 2011


Ogni luogo ha una Scansy, una Sconsy e qualcuno che comanda a suo modo una cerchia ristretta di adepti, ma non so in quanti luoghi dedicati alla nobile arte del lavoro esista Miss Pupù.
Ci sono donne che amano parlare delle cose più sconvenienti nei momenti meno adatti. In particolare Miss Pupù adora parlare di... avete capito. E lo fa durante la pausa pranzo.

"Sai che carino il mio cane, la sera mi fa le coccole sul divano!"
" Il mio gatto invece quando faccio la doccia bussa al vetro e se apro un attimo mi fa miao e se ne va."
"A proposito, anche tuo figlio beve l'acqua del water?"
Eh? Ma a proposito di cosa? Del tuo neurone solitario ne vogliamo parlare?
Allibita.
Mi cade la pasta dalla bocca, mi guardo intorno e trovo gli sguardi delle mie colleghe, anch'esse private della voglia di mangiare.
E non solo.
Miss Pupù ha trovato una confidente che le dà manforte.
"No, no, mio figlio non lo fa! Ma il tuo, perchè lo fa?"
"Non lo so, ma è un vizio che ha preso anche il mio secondo bimbo, anzi! Lui ci puccia i biscotti!"
Il gelo sui volti di tutte.
Ma perchè non da ai suoi figli una bella bottiglia di acqua naturale? Oppure un dolce succo di frutta?

"L'ho detto alla pediatra, mi ha consigliato di mettere una cosa nell'acqua del water... non ricordo il nome..."
"Una bustina di te, forse?" Replico io ironicamente, guardandola con l'espressione tipica di chi vuole farti capire di cambiare solfa.
Ma Miss P. non è contenta e prosegue col racconto del passaggio pannolino vasino dei suoi figli, e della fobia della cacca che aveva uno dei due, al punto da dovergli mettere il pannolino per fargliela fare, così che lui poteva nascondersi in un angolo e farsela addosso, anche se era un po' grandicello.
Non ce l'ho fatta a mangiare lo yogurt.
Oggi sono andata a mangiare all'aria aperta, sto fondando un gruppo pro-pranzo allegro senza argomenti schifosi. Ma se dovesse ricapitare un pranzo con Miss P. non rispondo delle mie parole se solo s'azzarda a parlare.


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E se...
post pubblicato in Diario, il 20 marzo 2011


E se ti dicessi che ti odio?
Ti odio per la sofferenza che mi hai dato,
ti odio per le bugie che mi hai raccontato,
ti odio perchè ti ho perdonato tutto, senza che tu lo sapessi,
ti odio per tutto il tuo egoismo,
ti odio per tutte le volte che mi hai dato della bugiarda.
E se stai pensando, anche solo per un millesimo di secondo, di essere stato chiamato in causa... pensaci!




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Si riparte!
post pubblicato in Diario, il 14 marzo 2011


Chissà che non riesca, almeno stavolta, a finire uno dei miei racconti...
Si può cambiare città, lavoro, amici, stile di vita... ma niente può fermare il prurito alle mani di chi vuole scrivere!
Desperate librarian, always.





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Cronache di chi ha il cuore sempre lì
post pubblicato in Diario, il 21 giugno 2009


Non si sparisce mai del tutto.
E' solo che non ha più molto senso scrivere da quando non faccio più la bibliotecaria.
E' difficile rientrare nel campo, c'è poca richiesta di personale e per il momento faccio un altro lavoro che non mi sento addosso.
Va tutto a meraviglia, manca solo la biblioteca, che per ora posso frequentare solo da utente.
Cerco un'ispirazione, un momento tutto mio per scrivere. Cerco una biblioteca.




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Cronache di una nuova vita, parte III
post pubblicato in Diario, il 28 ottobre 2008


La Principessa errante
I cambiamenti non arrivano mai da soli. La mia Principessa partirà fra qualche giorno e la rivedrò l'anno prossimo, io mi sono trasferita da poco e convivo per la prima volta nella mia vita. Mi sono catapultata in una vita totalmente nuova e la mia migliore amica fa lo stesso, ma dall'altro capo del mondo. Seppur lontane non perderemo il nostro legame. Cercherò di riavere la connessione internet appena la situazione sarà un po' più stabile e le scriverò lunghe e-mail.
“Io per te ci sono sempre, anche sarò lontana. Lo sai che hai sempre una casa dove stare, qualunque cosa accada puoi raggiungermi. Sei una vera amica, sei una sorella per me e io per te ci sono e ci sarò sempre, ricordalo.”
Ci siamo salutate con un forte abbraccio per l'ultima volta prima della sua partenza, perché purtroppo non mi sarà possibile accompagnarla all'aeroporto. Non mi piace piangere quando la gente parte, l'ho fatto troppe volte in passato e in seguito non è mai andata bene.
Scaramanzia, non saprei, chiamatela come volete. Quando piansi alla stazione fu l'ultima volta che vidi mia nonna, e in qualche modo me lo sentivo. Da quel giorno piangere alle partenze mi ha sempre portato male. So che la rivedrò, perciò non ho pianto. Le ho dato tanti consigli, forse sono sempre i soliti che si danno agli amici, forse banali o forse dettati dall'esperienza. Quando do consigli ad un'amica mi sembra di essere mio padre. Tornando a casa con la mente riascolto i miei stessi discorsi ed esclamo: “Ma sono io? O è la voce di mio padre?”. Ho ereditato da lui questo desiderio di proteggere chi amo con discorsi... da padre. Sono ancora una donna? Sì, è tutto a posto, per fortuna non mi è ancora spuntata la barba sul viso.



Voglia d'autunno
Aprii gli occhi appena appena, desiderosa ancora delle coccole di Morfeo e della calda trapunta. Un raggio filtrò prepotentemente dalla fessura della tapparella, cercando d'interrompere un sogno così bello come non ne facevo da tempo. Il cervello riuscì persino ad ingannarmi, trasformando la musica della radiosveglia nella colonna sonora del mio film ad occhi chiusi, cosicché anche lo speaker ne prese parte.

La drogata di biblioteca
Ci sono cose che nessuno ti può togliere e tanto meno impedirle: la libertà di pensiero (nonostante molti ci provino a plagiarti subdolamente) e la passione per qualcosa o qualcuno. Nel mio caso, la biblioteca è la passione che nessuno potrà mai permettersi di negarmi e se affermo che prima o poi sarò di nuovo bibliotecaria, così sarà. Non importa se ci vorranno settimane, mesi o anni: così sarà perché io lo voglio.
Non ci sono mezzi termini. Mi sono resa conto che rinunciare alla biblioteca per me è impossibile, sono in crisi d'astinenza. E lui deve capirlo, perché ho rinunciato a tanto per lui, per noi, per vivere insieme. Ho stravolto la mia esistenza in una manciata di giorni per dare libero sfogo alla nostra passione, al desiderio di costruire una famiglia. Ho fatto un grande passo.
Gli amici posso vederli ogni tanto o sentirli per telefono, così come i miei genitori. Ma la biblioteca è sempre lì, il mio cruccio più grande, il “sogno proibito”, il desiderio ardente, il mio acquario.
Finalmente mi sono iscritta alla biblioteca del paese, ho scambiato quattro chiacchiere con i bibliotecari e mi hanno consigliato un paio di cooperative. Sono rimasti stupiti dalla mia esperienza e visto che tra un anno la biblioteca del paese si trasferirà in una sede più grande, avranno bisogno di una persona in più.
Chissà... 



P.S.: Le castagne sono arrivate senza nemmeno chiederle, me ne ha regalato un sacchetto la vicina di casa: santa donna, la mia golosità presto troverà sfogo!

Cronache di una nuova vita, parte II
post pubblicato in Diario, il 21 ottobre 2008


Il primo giorno, quello vero. E poi...
Ci ritroviamo uno di fronte all'altro, seduti a tavola. È la nostra prima sera insieme, soli. Non siamo più a casa dei suoi genitori perché ormai la nostra è praticamente abitabile, pulita e con qualche mobile.
La nostra cucina nuova, bordeaux, è arrivata da poco ed abbiamo cucinato insieme la prima cena.
Mi guarda. “Che palle la vita di coppia!” Dice ridendo.
Il primo giorno ci si sente un po' soli, non s'è abituati alla mancanza dei genitori, dei fratelli, delle loro morose. Ognuno con la propria giornata da raccontare, ognuno con il piccolo malanno che lo perseguita, con il capo che stressa e le mille parole che si dicono per riempire la serata.
“E adesso?”
Adesso noi due siamo una famiglia. Le nostre parole riempiranno le serate, i nostri piccoli malanni ed i problemi coi nostri capi.
Penso ai consigli di mio padre.
“Guarda che stare insieme non è come andare in vacanza per una settimana o un mese e poi tornare ognuno a casa propria. State attenti a quello che spendete, non fate acquisti inutili e soprattutto ricordati che convivere o sposarsi (è la stessa cosa, il pezzo di carta non cambia la situazione) significa innanzitutto avere una grande comprensione, essere complici e venirsi incontro, conoscersi. Io ancora adesso sto conoscendo la mamma, eppure siamo insieme da 30 anni.”



La prima settimana
Ogni tanto lui mi guarda ancora con quel sorrisetto ironico e mi dice: “Che palle la vita di coppia!”. Mi vien da ridere.
Salendo su per le scale e annusa l'aria: il mio soffritto l'ha colpito.
Vale ancora la regola che gli uomini si prendono per la gola.
Sembra stupito di vedermi ai fornelli, in fondo è mezzogiorno e poiché stamattina sono libera, possiamo pranzare insieme.
“Già, che palle la vita di coppia, eh?” gli rispondo col suo stesso tono.
Ma è felice, si vede a chilometri di distanza, mi abbraccia e mi bacia mentre cucino.
Stiamo costruendo giorno dopo giorno il nostro nido. Ci si rende conto di quanti oggetti popolino una casa e che magari avevamo sottovalutato. Non faccio altro che frequentare supermercati e simili per procurarmi quello che serve, per riempire il frigorifero (o meglio la pancia) e la cucina.
Tutte le sere ci sediamo al nostro tavolo (solo uno al momento, quello della cucina) e discutiamo di ciò che serve e che dobbiamo fare, delle bollette da pagare, delle spese fatte. E contiamo.
Mia mamma si preoccupa perché crede sempre che non mangi abbastanza, ma è normale perdere un paio di chili all'inizio di una nuova vita. In meno di una settimana ho cambiato città, lavoro e abitudini, il corpo magari ne risente un po' ma di certo non sono uno scheletro.



Ho voglia di castagne arrosto, prima o poi le compro e me le mangio tutte, tanto a lui non piacciono (dice sempre di no, ma quando le ha sotto il naso non resiste... figurarsi quando sentirà quel profumino a casa nostra).


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Cronache di una nuova vita
post pubblicato in Diario, il 9 ottobre 2008


Come potevo immaginare la biblioteca mi manca molto, anche quei pazzi che mi tormentavano ogni giorno, ma che in fondo, sono innoqui se sai come gestirli. Mi mancano i miei amici, i colleghi-amici (anche se li sento spesso) e la mia città, col suo bel centro storico così antico e bello.
Sì, mi manca tutto questo, ma non posso più rinunciare a lui. La gioia della vita di coppia mi fa accantonare la nostalgia.
La nostra casa prende forma poco alla volta e presto potremo invitare i nostri amici e mangiare le castagne davanti al camino.
Il nuovo lavoro per il momento procede bene, imparo in fretta e al momento è un'ottima soluzione, fino a quando non riuscirò a reinserirmi nel mio habitat naturale: la giungla bibliotecaria.
Presto dovrò fare una cosa molto importante...
Non sono ancora andata ad iscrivermi alla biblioteca comunale!
Sono una sciagurata.

Cronache di una bibliotecaria all'ultima pagina del primo volume
post pubblicato in Diario, il 30 settembre 2008


Apro una pagina a caso.
"L'aria sapeva di rosa e verde tenero...".
A dire il vero, è una giornata uggiosa. Autunnale.
L'ultimo giorno è arrivato, ma non sono triste. Forse lo sono solo un po'perchè lascio i miei colleghi più cari in balìa dei matti, con le loro richieste assurde.
Appena possibile organizzerò una grande festa e spero ci siano tutti. Anche se la Principessa non ci sarà perchè forse per quella data sarà già ad Auckland.
E' il momento dei saluti e degli addii.
Ma non fraintendete: addio significa che affido a Dio la possibilità di rivedervi, o meglio in questo caso di leggervi ancora e di farvi leggere le mie avventure.
Continuerò a scrivere, anche se all'inizio sarò sprovvista di collegamento internet. Più avanti farete indigestione dei miei racconti, molto probabilmente!
All'inizio dovrò adattarmi al nuovo ambiente, ma nulla mi spaventa. Sono sicura di me e delle mie capacità.
Addio amici,
non dimenticatemi, perchè io tornerò.
Per sempre
Desperate_librarian

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